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L’idiosincrasia del draft

I concetti fondamentali sui quali si basa il principale metodo di reclutamento di talento giovanile per le squadre NBA, sono considerati fragili dagli addetti ai lavori più moderati e nocivi alla lega stessa per i più estremisti; abbiamo tutti sentito parlare negli ultimi mesi di come le regole attuali del Draft NBA alimentano pratiche di tanking considerate da alcuni esperti “pericolose” per il futuro stesso della lega (specialmente quando si ha a che fare con talenti mostruosi come quello di Victor Wembanyama), a tal punto che Adam Silver ha deciso di aggiornare le regole di distribuzione delle scelte delle squadre per poter creare una bassa classifica più equa e meno estremizzata.

Tuttavia, non sono solo le probabilità di distribuzione delle scelte a creare ambiguità nella draft: tra diritti di scambio delle pick, opportunità di scelta multipla e squadre che terminano la stagione con lo stesso numero di vittorie, l’evento più importante per il futuro dei giovani talenti della pallacanestro è sempre avvolto da una nebbia di incertezza che può creare un effetto farfalla dalle conseguenze immense sulla storia della lega. La domanda centrale su cui si baserà il nostro esperimento sulla fragilità della draft è quindi: cosa succede quando due squadre terminano con lo stesso record?

Prima di rispondere a questa domanda bisogna prima viaggiare indietro nel tempo di qualche anno. La primavera del 2023 fu un periodo catartico per tifosi di moltissime squadre, come i Denver Nuggets, i quali riuscirono finalmente a creare una macchina perfetta intorno alla loro star Nikola Jokic. Anche altre franchigie con ambizioni minori, come i Sacramento Kings e i Minnesota Timberwolves, squadre in pianta stabile nei bassifondi della classifica da più di un decennio raggiunsero finalmente i playoff, mentre i perenni “contenders” come i Boston Celtics, Philadelphia 76ers e Los Angeles Lakers vissero alti e bassi non poco emozionanti.

Tuttavia questo periodo fu importante anche per squadre che normalmente giocano per poco o niente durante questo periodo: le squadre in fondo alla classifica volevano ottenere la prima scelta a tutti i costi. La prima scelta nel draft 2023 avrebbe comportato un cambiamento radicale per chiunque: l’opportunità di ottenere un talento generazionale come quello di Victor Wembanyama. 

La storia attuale del talento francese la conosciamo tutti, prima scelta a San Antonio, talento forse anche migliore di quanto promesso dagli esperti e finali raggiunte al terzo anno di carriera da protagonista assoluto. Tuttavia esiste un universo alternativo, un universo molto più vicino a noi di quanto possiamo immaginare, un universo in cui la moneta del destino cade dal lato opposto e Victor Wembanyama è un Houston Rocket. 


Houston, abbiamo un problema

Gli Houston Rockets nel 2023 erano ancora un cantiere a cielo aperto: pur essendo presenti giocatori interessanti che si sarebbero rivelati membri importanti dell’attuale iterazione della squadra texana, c’erano poche certezze nel roster e tanta voglia da parte dei giovani di mettersi in mostra. Tra di loro erano presenti giocatori come Jalen Green (24.0 pts. 5.3 ast. Ad aprile 2023) e Alperen Sengun (16 pts. 14.5. Reb. Ad Aprile 2023) i quali dopo una stagione di amare sconfitte, decisero di mettersi in mostra e concludere la stagione con quattro vittorie ed una sola sconfitta, risultato impressionante sulla carta, il quale però portò la franchigia a pari merito con i rivali texani dei San Antonio Spurs. 

Ora, riportiamo alla nostra mente la prima domanda che ci eravamo posti, come fa la lega a scegliere quale tra due squadre con lo stesso numero di vittorie ottiene la precedenza nella draft? Ovviamente con il metodo più arcaico presente, vengono prese tutte le combinazioni possibili e suddivise 50/50 tra le due squadre; un testa o croce insomma. L’opportunità di avere un talento trasformativo in squadra, che possa definire i prossimi due decenni di tutto lo sport, viene delegata al fato e alla fortuna. Nel nostro mondo il fato ha deciso di favorire San Antonio, ma se fosse accaduto diversamente? Se Houston fosse stata baciata dagli dei della pallacanestro e avesse vinto la lotteria, come sarebbe cambiato l’universo NBA?. 

Partiamo innanzitutto dagli effetti immediati di questa moneta del destino. San Antonio avrebbe ottenuto la quarta scelta e avrebbe come i rivali texani scelto Amen Thompson, il quale avrebbe sicuramente avuto un impatto sulla squadra ma difficilmente sarebbe stato il tassello centrale sul quale costruire un futuro. San Antonio avrebbe avuto una stagione successiva ancora puntellata da numerose sconfitte, raggiungendo una posizione nella classifica assoluta equivalente a quella che nel nostro mondo ottenne Portland, portando gli Spurs a scegliere anch’essi il lungo Donovan Clingan, a non scambiare nella stagione successiva per De’Aaron Fox e a non ottenere la seconda scelta e il talento Dylan Harper nella draft 2025. Insomma, perdendo il testa o croce di qualche anno fa, San Antonio sarebbe molto probabilmente ancora un’avida frequentatrice dei bassifondi della classifica NBA. 


Il nuovo mondo di Wembanyama

Ma torniamo ai nostri vincitori di questo mondo, coloro che hanno avuto la fortuna di scegliere il lato giusto dove sarebbe caduta la moneta. La prima questione da affrontare sarebbe la convivenza tra i due lunghi di questo universo parallelo, L’alieno francese e il “Baby Jokic” turco. I due avrebbero vissuto un rapporto sinergico in cui i punti deboli dell’uno sarebbero stati coperti dai punti forti dell’altro, creando così  il frontcourt più terrificante in circolazione. Il successo dei due avrebbe permesso al resto della squadra di crescere a livelli ancora superiori della versione a noi conosciuta e diventare un vero pericolo per le squadre della western conference. Il processo di crescita di questa nuova Houston li avrebbe portati a terminare la stagione 2023-24 con un record migliore del 41-41 che hanno ottenuto nel nostro mondo, tuttavia la gioventù della squadra non avrebbe probabilmente comunque permesso loro di raggiungere i playoff. 

La presenza di Wembanyama a Houston avrebbe però aiutato un’altra squadra, ossia i Denver Nuggets. I campioni in carica terminarono la stagione a pari merito con Oklahoma in un finale di stagione al cardiopalma, in cui le due squadre si contesero la prima posizione fino alle ultime partite, in cui Denver perse proprio contro gli Spurs di Wembanyama alla partita numero 81 e dovette cedere il seed maggiore ai rivali di divisione. La seconda posizione di Denver li portò a dover affrontare i Minnesota Timberwolves, squadra costruita ad hoc dall’ex General Manager Tim Connelly per sconfiggerli,ed a perdere in maniera shockante.

Se Wembanyama non fosse stato in campo in quell’ultima partita? Se non avesse segnato 34 punti e non avesse costretto Denver a perdere la sua prima posizione? Se fosse stato un giocatore degli Houston Rockets? Beh in quel caso probabilmente Denver avrebbe raggiunto la prima posizione, avrebbe anch’essa sconfitto i New Orleans Pelicans e molto probabilmente avrebbe raggiunto le finali di conference dove avrebbe incontrato i giovanissimi degli Oklahoma City Thunder e possibilmente raggiunto nuovamente le finali. E poi? Avrebbero incontrato la corazzata dei Boston Celtics, la quale però anche secondo gli addetti ai lavori dei verdeoro non sarebbe stata in grado di fermare Nikola Jokic. Il lungo serbo avrebbe così continuato sull’onda dell’anno precedente, suggellando una dinastia a Colorado e raggiungendo livelli ancora più alti, tutto se solo Victor Wembanyama avesse indossato una casacca rossa.  


Il castello di carte dell’NBA

Una moneta che cade diversamente durante il draft avrebbe cambiato le carriere di moltissime altre star, Luka non avrebbe mai raggiunto le finali con i Mavericks e la pillola del trade a Los Angeles sarebbe stata forse meno amara per i suoi fan, Tatum e Brown non avrebbero mai vinto insieme e chissà forse non sarebbero più compagni di squadra, rendendo reali quei rumori di fondi presenti da tempo nei corridoi di Boston, Kevin Durant avrebbe scelto un’altra destinazione dopo la sua esperienza Phoenix, probabilmente avrebbe raggiunto Pat Riley a Miami o avrebbe reso reale uno dei sogni dell’Anthony Edwards bambino giocando con lui in Minnesota e De’Aaron Fox non avrebbe fatto tappa in Texas per continuare la sua carriera, insomma la moneta del destino di Wembanyama avrebbe causato una trasformazione totale del mondo NBA come lo conosciamo oggi.

E Wemby invece? Sarebbe riuscito a raggiungere quest’anno le finali come ha fatto nel nostro mondo? O avrebbe lasciato spazio ad Oklahoma per sfidare gli New York Knicks? Come terminerebbe una serie del genere? Noi non possiamo fare altro che immaginare questo universo parallelo, un universo in cui la moneta del draft ha un peso diverso dal nostro.