Effetto Farfalla: CP3 e Dwight Howard leggende dei Charlotte Bobcats

Effetto Farfalla: CP3 e Dwight Howard leggende di Charlotte

Effetto Farfalla

Tudor Calin

La crudeltà del draft NBA si manifesta in svariati modi: un talento brillante che viene scelto e non riesce a catturare la scintilla iniziale, uno scambio avvenuto anni prima e apparentemente inconseguente che si rivela catastrofico o una scommessa su giocatori grezzi che porta una franchigia a rovinare il proprio futuro; questi sono tutti modi in cui le forze divine che controllano lo sport della pallacanestro si manifestano attraverso il draft. Ciononostante nulla fa soffrire un tifoso più di rivedere dopo anni l’ordine delle scelte ai draft e scoprire che il giocatore scelto immediatamente dopo il bust storico che ancora ricordano con orrore sia una leggenda dello sport

Tale è il destino dei pochi, anzi pochissimi, tifosi dei Charlotte Bobcats che a inizio anni 2000 si sono visti soffiare da sotto il naso due talenti storici come Chris Paul e Dwight Howard. L’episodio di oggi di Effetto Farfalla vuole essere una sorta di regalo, un viaggio nei mondi paralleli che possa permettere di immaginare cosa sarebbe accaduto se i Charlotte Bobcats avessero scelto CP3 e Dwight Howard.

Prima di addentrarci in questo mondo ipotetico bisogna prima parlare della franchigia protagonista di questa storia. I Charlotte Bobcats sono una delle storie più tragicomiche e surreali del mondo cestistico, dalla loro nascita, alla loro vita fino al loro scioglimento i Bobcats sono sempre stati più un’allucinazione collettiva che una squadra NBA.

L’origine dei Charlotte Bobcats nasce dal desiderio del proprietario e fondatore dei Charlotte Hornets, George Shinn, di allontanarsi dalla città del Nord Carolina nel 2002 a causa della scarsa popolarità della squadra sviluppatasi per mano di episodi di molestie sessuali da parte del proprietario nei confronti di una donna locale, portando Shinn a trasferire la squadra da Charlotte a New Orleans e lasciando un vuoto sportivo in uno degli stati americani più innamorati della pallacanestro.

Due anni dopo, nel 2004, venne però fondata una nuova franchigia che potesse soddisfare il bisogno cestistico dei tifosi: i Charlotte Bobcats. La nuova squadra portò un nuovo vento di entusiasmo, causato anche dal nuovo proprietario della squadra Michael Jordan, reduce di un’esperienza disastrosa da dirigente con i Washington Wizards, ma che era ancora visto nel suo stato natio come una vera e propria divinità sportiva capace di portare la squadra in alto. La verità però si rivelò una amara delusione per i tifosi.

In soli dieci anni di vita i Charlotte Bobcats passarono da una nuova entusiasmante storia ad un incubo per i tifosi: la squadra mancò di una qualsiasi identità sportiva o culturale sul territorio, non portò alcun tipo di risultato sportivo e fu protagonista della singola peggiore annata sportiva della storia dell’NBA, quando terminarono la stagione 2011-12 con con sole 7 vittorie in 66 partite. Dopo un decennio sperimentale che non lasciò alcun segno nella storia NBA se non la peggiore stagione di sempre, MJ decise di rifondare i Bobcats tornando all’identità originale dei Charlotte Hornets, in un tentativo di ricominciare da zero ed eliminare dall’immaginario collettivo l’esistenza dei Bobcats. Almeno sotto questo punto di vista Jordan ebbe successo.

Uno dei peccati più gravi della franchigia fu l’incapacità di immettere talento nella squadra attraverso il draft: tra tutti i giocatori draftati dai Charlotte Bobcats solamente uno, Kemba Walker, divenne un giocatore selezionato per le squadre All Nba e nemmeno per i Bobcats, bensì per i Neo-Hornets nel 2019. Rileggendo la storia delle scelte ai draft dei Bobcats si può notare oltre alla carenza di talento di alto livello, anche un pattern che può sembrare ai limiti dell’assurdo; ogni volta che sceglievano un giocatore, quello scelto immediatamente precedentemente o successivamente si rivelava un talento storico.

Gli esempi sono a non finire, nel 2007 scelsero Brandan Wright e subito dopo i Chicago Bulls scelsero Joakim Noah, nel 2008 scelsero D.J. Augustin e subito dopo venne scelto Brook Lopez dai Nets, nel 2012 lo stesso avenne con Michael Kidd-Gilchrist e Bradley Beal e così via. Questo fenomeno è così comune che non sembra neanche sia più causato dall’incompetenza della dirigenza, bensì sia frutto della volontà degli dei della pallacanestro, che si crogiolano nel veder soffrire i tifosi dei Bobcats senza alcun motivo, come se dovessero espiare dei peccati che non hanno mai compiuto.

Questa ironica crudeltà ironica della sorte fu spinta ai massimi livelli nei primi due anni di vita della squadra: Nel 2004, durante la draft ottennero solamente la seconda scelta e invece di acquisire Dwight Howard, uno dei lunghi più difensivamente dominanti della storia, dovettero accontentarsi di Emeka Okafor; l’anno successivo stessa storia, con la quinta scelta scelsero Raymond Felton e immediatamente prima di lui venne scelto un giocatore dalle caratteristiche simili ma migliore sotto qualsiasi punto di vista, quest’anno fu il caso proprio dei New Orleans Hornets che scelsero Chris Paul.

Il nostro compito di oggi è quello di salvare i tifosi dei Bobcats da questo destino crudele, dando loro l’opportunità di avere in squadra due leggende dello sport, nella speranza che possano salvare la franchigia da un destino tragico e possano permettere ai Bobcats di essere visti come una squadra di pallacanestro e non uno scherzo divino.

La stagione 2005-06 di questo mondo alternativo vedrebbe i Charlotte Bobcats protagonisti della prima annata positiva nella città del Nord Carolina in più di cinque anni: CP3 e D12 avrebbero messo in scena un grande spettacolo a ritmo di lobs per il lungo e difesa asfissiante a tutto campo, permettendo alla squadra di raggiungere un record positivo, intorno probabilmente alle 42 vittorie, ed ottenere il quinto seed, portando a Chris Paul il trofeo di Rookie of the Year. Questa prima annata sarebbe stata ben diversa da quella reale, in cui i Bobcats terminarono la stagione con 26 vittorie e la terza scelta assoluta al draft.

Questa prima annata positiva per i Bobcats avrebbe causato un incontro affascinante al primo round dei playoff: Chris Paul e Diwght Howard, curiosamente soprannominati “Lob City”, avrebbero incontrato per la prima ma non ultima volta Lebron James e i Cleveland Cavaliers. Il primo ostacolo dei playoff dei Bobcats sarebbe stato anche l’ultimo: grazie a un Lebron James già ben piazzato tra i migliori giocatori al mondo, l’assenza di esperienza della squadra avrebbe portato i Charlotte Bobcats ad essere eliminati, concludendo però una prima annata sicuramente positiva e speranzosa per il futuro.

Un piccolo dettaglio di questo mondo riguarda la draft dell’anno successivo; grazie a questa stagione positiva per i Bobcats l’ordine del draft sarebbe cambiato, portando Kyle Lowry ad essere scelto con la 25esima scelta non più dai Memphis Grizzlies, bensì dai Cavaliers stessi. Chissà come la presenza di una point guard del livello di Lowry avrebbe cambiato la prima esperienza di Lebron James con i Cavs, forse vivremmo in un mondo NBA completamente diverso…..

Le successive stagioni avrebbero continuato a portare successi per la squadra, guidata da un duo che sul campo avrebbe provocato uno spettacolo unico nel mondo NBA di quell’epoca e avrebbe continuato a crescere e migliorare, portando il “Point God” Chris Paul e “Superman” Dwight Howard ad accumulare riconoscimenti e trofei singoli; partecipazioni all’All Star game, agli All Nba teams, All Defense, Defensive Player of the year e chi più ne ha più ne metta, nel 2008 possibilmente Chris Paul avrebbe potuto addirittura vince il tiolo di MVP della lega, il quale nel nostro mondo andò a Kobe Bryant strappandolo proprio dalle mani di CP3..

Oltre ai riconoscimenti individuali, anche la squadra avrebbe raggiunto grandi traguardi, particolarmente nei playoff. Nel 2007 avrebbero probabilmente raggiunto il traguardo delle 50 vittorie, mai ottenuto nella storia dei Bobcats, raggiungendo il terzo seed e sconfiggendo al primo round i Chicago Bulls; una vittoria di serie dei playoff porterebbe questa versione dei Charlotte Bobcats ad avere un successo maggiore della versione che noi conosciamo.

Al secondo round però i nostri Bobcats avrebbero incontrato gli espertissimi Detroit Pistons, i quali pur vivendo l’inizio di una parabola discendente erano ancora una squadra molto pericolosa, capace di mettere alle corde qualsiasi avversario, specialmente uno ancora giovane ed inesperto come i Charlotte Bobcats. La serie terminerebbe con un’altra eliminazione per i ‘Cats, tuttavia l’esperienza comincia ad essere sempre più grande e il resto del mondo NBA riconoscerebbe la squadra come “The next big thing”, ossia la prossima grande novità.

L’anno successivo la storia sarebbe stata simile: CP3 e Dwight leader tecnici e umani indiscussi della squadra, vittorie su vittorie e titoli individuali per entrambi. La stagione terminerebbe nuovamente intorno alle 50 vittorie, causando al secondo round un rematch tra i Bobcats e i Pistons. Questa volta la musica sarebbe stata diversa: un anno è molto tempo per crescere, maturare ed invecchiare e i nuovi Bobcats sarebbero ormai nel loro prime, portandoli a sconfiggere gli ormai anziani Detroit Pistons e costringendoli a rivalutare la propria squadra e portandoli ad entrare in una fase di rebuilding.

La vittoria contro i Pistons significherebbe raggiungere le finali di conference ed essere ad un passo dalle finali, sogno proibito per chiunque sia un tifoso delle squadre di Charlotte, Bobcats o Hornets che siano. Tuttavia a questo punto avrebbero incontrato la loro più grande sfida, il superteam dei Boston Celtics, capitanato da Kevin Garnett, Paul Piere e Ray Allen. L’artiglieria dei Celtics si sarebbe rivelata troppo per Chris Paul e Dwight Howard, come lo fu per tutti quell’anno, terminando precocemente il cammino dei Charlotte Bobcats e rimandandoli a casa prima delle finali.

L’estate del 2008 sarebbe stato un momento chiave per la franchigia: la squadra era pronta per vincere, ma visto il livello altissimo messo in campo dai Boston Celtics ad est e dai Los Angeles Lakers ad ovest, oltre all’imminente arrivo di Lebron James, le opportunità di vincere erano poche e la squadra doveva muoversi subito.

Il 2009 sarebbe stato l’anno delle finals per i Charlotte Bobcats: il salto di livello della squadra e particolarmente di Chris Paul quest’anno, avrebbe creato una rivalità assoluta contro Lebron e i Cavs, sia per il titolo di MVP che di campione ad est. Le due squadre sarebbero state in traiettoria di collisione, specialmente grazie all’uscita dei Celtics al secondo round proprio per mano di Lebron, nelle finali di conference.

Nel 2009 i Bobcats, grazie alla profondità della loro squadra e la capacità di Dwight Howard di bloccare Lebron James (proprio come avvenuto quell’anno nel nostro mondo), avrebbero finalmente raggiunto le finali. Qui avrebbero incontrato un Kobe Bryant a comando dei Lakers totalmente fuori categoria: quell’anno Kobe avrebbe vinto contro chiunque, avrebbe messo in campo una performance da cinque stelle contro qualsiasi avversario e avrebbe vinto il titolo ad ogni costo, lasciando i Bobcats a bocca asciutta.

Il 2010 sarebbe stato l’anno dei Charlotte Bobcats, doveva esserlo, l’orologio stava ticchettando. Finora non abbiamo trattato un aspetto molto importante di questa squadra, ossia lo scontro tra personalità delle due star.

Caratterialmente parlando Dwight Howard e Chris Paul si trovano agli antipodi: D12 è sempre stato l’anima della festa, una persona che prima di tutto voleva divertisti dentro e fuori dal campo e fare le cose a modo suo, senza ascoltare nessun altro; CP3 invece è sempre stato il primo della classe, il tipo di persona che per raggiungere i suoi obiettivi cerca qualsiasi via possibile, che utilizza il suo cervello per trovare la soluzione adatta e non vuole sentire opinione diversa dalla sua; un cocktail perfetto per un disastro insomma.

Queste due personalità così forti e contrastanti avrebbero portato i due a scontrarsi numerose volte e a incrinare il loro rapporto. La convivenza tra i due nello spogliatoio non poteva essere duratura e nel 2010 avrebbero avuto l’ultima opportunità di vincere.

Fortunatamente per loro il 2010 sarebbe stato l’anno perfetto per i vincere: i Celtics e i Lakers stavano cominciando ad invecchiare e calare nelle performance, Lebron e i Cavs si trovavano anch’essi in una situazione complicata che avrebbe portato “The Chosen One” a lasciare la sua città natia e le nuove leve non erano ancora pronte a vincere. Quest’anno quindi sarebbe stato l’anno in cui avrebbero dato il tutto per tutto, ottenendo il primo seed ad est, raggiungendo nuovamente le finali e questa volta avrebbero vinto finalmente il titolo, rendendo i Charlotte Bobcats la squadra migliore al mondo.

La vittoria del titolo avrebbe però portato la frattura finale tra i leader della squadra: chiunque dei due avrebbe ottenuto il premio di MVP delle finali avrebbe portato l’altro al punto di rottura, frantumando in due la squadra e portando Michael Jordan e la dirigenza a scegliere chi dei due avrebbe dovuto abbandonare la squadra. La scelta, vista l’affinità caratteriale tra Chris Paul e Jordan, avrebbe causato l’addio di Dwight Howard ai Bobcats, probabilmente per una squadra con l’obiettivo di competere per il titolo.

L’anno dopo non sarebbe più stata la stessa cosa, i Bobcats avrebbero senza dubbio ottenuto buoni risultati, ma senza quel duo esplosivo e la nascita degli Heatles, Lebron James, Dawayne Wade e Chris Bosh a Miami, non avrebbero più raggiunto le vette precedenti e si sarebbero trovati costretti a scambiare Chris Paul e ricominciare da zero. Questo mondo alternativo però avrebbe dato un finale molto più rispettabile per i Charlotte Bobcats: nel 2012 non avrebbero vissuto l’annata peggiore della storia NBA, sarebbero probabilmente rimasti una squadra rispettabile che negli anni avrebbe tentato di raggiungere nuovamente le vetta più alte della lega e sarebbero rimasti i Bobcats.

La vittoria del titolo e gli anni della “Lob city” di Charlotte avrebbero portato rispetto e blasone alla squadra, oltre ad una grande popolarità con i tifosi, rendendo così i Bobcats un nome fondamentale per la comunità del Nord Carolina e non costringendo la dirigenza a tornare al nome e i colori degli Hornets nel disperato tentativo di ottenere successo con i tifosi, probabilmente ancora oggi staremmo parlando dei Charlotte Bobcats come franchigia attiva nella lega.

Le carriere di Dwight Howard e Chris Paul sarebbero oggigiorno viste con ancora più grande rispetto da parte dei tifosi: nessuno di loro due sarebbe considerato un perdente da nessun tifoso e anzi verrebbero ricordati dagli appassionati con ancor più lustro e rispetto in confronto ad oggi. Oppure il nostro viaggio immaginario di oggi non sarebbe mai potuto accadere in alcun mondo, i Bobcats anche con due talenti storici come quelli di CP3 e D12 non avrebbero mai combinato niente e le due leggende non avrebbero mai raggiunto il livello che conosciamo oggi; forse i Bobcats sono stati veramente maledetti da qualche divinità cestistica per il suo divertimento, ma questo non ci è permesso saperlo.