Sixers vs Bulls 2012: L’upset più strano della storia dei Playoff NBA

L’upset più strano della storia: Sixers VS Bulls 2012

28 aprile 2012, Gara 1 dei Playoff. La serie Sixers VS Bulls 2012 inizia qui. Mancano due minuti e mezzo alla sirena. Chicago è avanti di 12. La partita è in ghiaccio, eppure coach Thibodeau decide di tenere in campo i titolari. Tra loro, l’MVP in carica: Derrick Rose.

Il numero 1 dei Bulls sta ritrovando la forma dopo 27 partite ai box. Quella sera ne mette a referto 23, tirando con percentuali irreali. Col senno di poi, quella Gara 1 è l’epitaffio perfetto della sua carriera. Un talento abbagliante, svanito nel nulla proprio nel modo in cui Rose scompariva e riappariva a ridosso del ferro, eludendo ogni legge della fisica.

L’unico paragone possibile è con Quicksilver, il velocista Marvel. Come nella scena di X-Men – Giorni di un futuro passato, dove il mutante congela il tempo, così Derrick Rose – al suo apice – percepiva i corpi dei marcatori al rallentatore.

Non fa eccezione l’azione in cui salta con un crossover Spencer Hawes. Too big, too strong, too fast, too good. Tutto come al solito. Arrivato a centro area, Rose ricade malissimo. Avverte un dolore mai provato prima.

Si accascia. Lui, che non si risparmiava mai, si è rotto il legamento crociato.

Il cronometro si ferma a 1 minuto e 20 secondi dalla fine. La storia dei Chicago Bulls è tutta lì: in quella ricaduta innaturale. Quella caduta è l’innesco del clamoroso upset Sixers Bulls che segnerà la serie Sixers VS Bulls 2012.

Spencer Hawes si volta. Lo vede a terra. Incrocia lo sguardo di Andre Iguodala. Lo United Center piomba in un silenzio irreale. L’inerzia della serie Sixers VS Bulls 2012 è appena cambiata.

Doug Collins, la vecchia volpe in panchina, è il primo a capire. Collins aveva svezzato Jordan a Chicago, prima di essere sacrificato. Da quel licenziamento ha imparato la lezione definitiva: mai dipendere dalle lune di un solo giocatore. I suoi 76ers, protagonisti di questo upset Sixers Bulls, sono l’esatto opposto dei Bulls di Rose. Niente primedonne. Solo un collettivo ossessivamente corale.

Da sei anni, l’ombra di Iverson infesta Phila. Collins impone un dogma: l’assenza di un maschio alfa deve trasformarsi in un’arma. I 76ers mandano a referto sei giocatori in doppia cifra, cullando il paradosso tattico perfetto: il miglior marcatore è Lou Williams, il sesto uomo.

La loro difesa è una tagliola. A tirare i fili c’è l’atletismo di Andre Iguodala, affiancato dalle geometrie di Jrue Holiday. Questa è la vera anima della serie Sixers VS Bulls 2012.

Arrivano ai Playoff da ottava testa di serie. Ma torniamo al minuto e venti di Gara 1.

Le gare centrali della serie Sixers VS Bulls 2012 sono una guerra di trincea. I Bulls, privi di Rose e poi di Noah, sembrano svuotati. Si arriva a Gara 6, Wells Fargo Center.

A 25 secondi dalla fine, i Bulls sono avanti 78 a 75. Thaddeus Young fa meno uno. La palla finisce a C.J. Watson, l’uomo chiamato a sostituire Rose. Watson va in tilt. Scarica la patata bollente a Ömer Aşık. Fallo immediato di Phila.

Aşık sbaglia entrambi i liberi. Andre Iguodala cattura il rimbalzo e vola in transizione, puntando alla giugulare. Chicago lo ferma con le cattive. Due liberi. Iggy non trema. Segna il primo. Segna il secondo.

C.J. Watson ha l’ultima preghiera a 2.2 secondi dalla fine. La palla scheggia il ferro. L’upset Sixers Bulls è servito.

Il rumore di quel ferro è lo spartiacque di un decennio.

Da una parte le macerie di Chicago. Senza l’esplosività di Rose, quei Bulls diventano la più grande incompiuta dell’era moderna. E i Sixers? Il loro capolavoro dura una primavera. La magia svanisce in fretta, portando Philadelphia verso il The Process.

Ma la storia non si cancella. Per due settimane, nella primavera del 2012, una banda di colletti blu ha dimostrato la vera legge dei playoff: se il Re cade, i lupi attaccano. Questo è stato il miracolo di Sixers VS Bulls 2012. E la serie Sixers VS Bulls 2012 resta per sempre l’upset Sixers Bulls più assurdo di sempre.