Effetto Farfalla: E se Kawhi Fosse Rimasto ai Raptors?

Effetto Farfalla: E se Kawhi Fosse Rimasto ai Raptors?

Effetto Farfalla

Tudor Calin

Nel bel mezzo della Free Agency del 2026, che si sta dimostrando una delle più esplosive e trasformative della storia della NBA, uno degli avvenimenti più romantici degli ultimi anni si è appena concretizzato: Kawhi Leonard è tornato ai Toronto Raptors. Il figliol prodigo è finalmente tornato nella casa nella quale è stato per un solo anno ma che lo ha accolto come figlio.

Il matrimonio tra Kawhi e i Raptors nel 2018-19 fu semplicemente perfetto, non esiste altro aggettivo per definire il livello di gioco e la passione cestistica che entrambi emanarono in quella annata, a tal punto che la sua decisione nell’estate del 2019 di firmare con i Los Angeles Clippers fu una vera e propria mazzata per i tifosi canadesi e col sennò di poi si rivelò la scelta sbagliata per tutti.

Avendo finalmente raggiunto il lieto fine della storia Kawhi-Raptors, ci è sembrato lecito domandarci “e se Kawhi non se ne fosse mai andato?”, se avesse deciso di firmare un nuovo contratto con i Toronto Raptors e diventare la più grande icona culturale canadese? Sicuramente la storia della NBA sarebbe cambiata radicalmente. Perciò, abbiamo deciso di dedicare la nuova edizione di Effetto Farfalla proprio a questa: come sarebbe cambiata la storia della NBA se Kawhi Leonard fosse rimasto ai Toronto Raptors?


Partiamo da un presupposto iniziale: il trasferimento di Paul George ai Los Angeles Clippers è interamente legato a quello di Kawhi: fu the claw stesso a reclutare l’ala di Oklahoma per poter giocare insieme e creare una, almeno sulla carta, nuova squadra dominatrice ad ovest. Questo assioma su cui si baserà gran parte del nostro esercizio odierno ha fortissime implicazioni non solo sul futuro ipotetico del Raptors, ma anche degli Oklahoma City Thunder; adesso però è il momento di concentrarci su Toronto, gli OKC avranno tutto il loro spazio tra non molto.

I Toronto Raptors nella stagione 2019-20 pur avendo perso la loro star indiscussa rimasero comunque una squadra di altissimo livello, che nella regular season vinse 53 partite ed ottenne il secondo posto ad est dietro a Milwuakee per solamente tre vittorie di differenza. Il successo della squadra arrivò principalmente dall’abilità di Pascal Siakam nel sostituire la produzione sul campo di Kawhi Leonard, il quale nel 2020 fece un vero e proprio salto di qualità, iniziato l’anno precedente: se Kawhi fosse rimasto a Toronto, avrebbe creato un duo di ali insieme a Siakam che avrebbe completamente dominato l’est, scavalcando i Bucks ed ottenendo il primo seed.

All’interno dei playoff di quell’anno abbiamo il primo vero cambiamento drastico di questo mondo alternativo: con Kawhi e il primo seed, i Toronto Raptors avrebbero raggiunto le finali contro i Lakers, sconfiggendo i Miami Heat al secondo round e i Milwuakee Bucks in finale di conference. Personalmente però non credo che i Raptors sarebbero riusciti a vincere back-to-back, quell’anno i Los Angeles Lakers erano una vera e propria corazzata capitanata da un Lebron James in stato di grazia che non si sarebbe mai fermato davanti a nessuno, La seconda stagione di Kawhi ai Raptors sarebbe quindi terminata con un pernottamento a Disneyland esteso fino ai primi di ottobre che però non avrebbe portato a Toronto un secondo trofeo.


Poco male, perché nella stagione successiva, a causa anche delle condizioni post-covid in cui si svolse la stagione, i Raptors avrebbero nuovamente spinto per il titolo, trovandosi nuovamente faccia a faccia contro Giannis e i Bucks e riuscendo nuovamente a conternerlo all’interno del muro di Toronto, il famoso the wall che in questo nuovo mondo avrebbe tormentato per la stella greca, bloccandolo sempre quando mancava pochissimo alla meta e impedendoli di vincere il titolo massimo.

I Raptors quindi avrebbero raggiunto le finali per un terzo anno di fila, consolidandosi come l’ultima dinastia dell’NBA e sconfiggendo i Phoenix Suns. Questa seconda vittoria avrebbe reso Kawhi una vera e propria divinità canadese, permettendogli inoltre di entrare all’interno di discussioni sul suo livello all time molto scomode: un Kawhi con tre titoli, tre MVP delle finali e senza ombra di dubbio con lo status di più grande Raptor di sempre, sarebbe considerato un giocatore più grande di ,ad esempio, un Kevin Durant?

O magari di un Jerry West? O addirittura avrebbe raggiunto livelli simili a quelli Hakeem Olajuwon? Ovviamente queste sono solo speculazioni di natura goliardica, tuttavia ciò che rimane vero è che se Kawhi avesse continuato la sua carriera con i Raptors, parleremmo di lui sicuramente in maniera diversa.

La vittoria nel 2021 avrebbe portato anche un ulteriore cambiamento, che ai più potrebbe passare inosservato: Scottie Barnes, con la quarta scelta nel 2021 non sarebbe mai andato ai Toronto Raptors, bensì sarebbe stato scelto dagli Orlando Magic, i quali avrebbero ottenuto dei risultati discreti l’anno successivo senza però ottenere la prima scelta e l’opportunità di rendere Paolo Banchero un Orlando Magic.

La situazione per Giannis Antetokounmpo nell’estate del 2021 sarebbe stata a dir poco tragica, perdendo per tre anni consecutivi contro lo stesso avversario, i media avrebbero decretato i Bucks un fallimento e Giannis incapace nel condurre una squadra alla vittoria, richiedendo a gran voce che venisse scambiato e la squadra smantellata. Tuttavia, credo che in questo universo, spinto anche dall’assenza di Kawhi dalla lega a causa di un grave infortunio, Giannis ci avrebbe provato per un altro anno, un ultimo disperato tentativo di vincere con la squadra che ha creduto in lui sin dall’inizio e che li ha permesso di vivere il suo sogno.

Nel 2022, contro tutto e tutti, Giannis avrebbe raggiunto le finali e sconfitto i Golden State Warriors, espiando finalmente i suoi demoni sportivi a discapito di Stephen Curry, il quale perdendo nelle finali del 2022 non avrebbe mai vinto il suo quarto titolo ed il suo unico MVP delle finali, lasciando in vita i fantasmi che per anni lo hanno tormentato.


La stagione 2021-22, con l’assenza di Kawhi, avrebbe portato i Raptors a realizzare che la dinastia stava andando verso i suoi ultimi momenti di vita: la maggior parte dei veterani presenti nel 2019 sarebbero ormai ritirati o lontani dal Canada, lasciando indossare la casacca  bianco-rossa solamente Fred VanVleet, Kyle Lowry, Pascal Siakam e OG Anunoby, un gruppo su cui sicuramente avrebbe avuto senso costruire, se non fosse stato per l’età di Lowry e l’evidente sviluppo che OG avrebbe vissuto con Kawhi lontano dal campo per un anno.

I Raptors quindi nel 2023 ci avrebbero provato di nuovo tuttavia un anno sottotono ed un incontro con i Boston Celtics al secondo round avrebbe posto finalmente la pietra tombale sull’ultima dinasta dell’NBA, portando gli altri membri fondamentali, tranne Mr.Raptor Kyle Lowry, a salutare Toronto.


Come avevamo discusso precedentemente, Se Kawhi fosse rimasto a Toronto, Paul George non avrebbe cambiato squadra raggiunto the claw a Los Angeles. Ciò significa che nell’estate 2019, il più grande colpo della storia non sarebbe mai avvenuto: Sam Presti non avrebbe deciso di resettare la sua squadra e ricostruitrla dalle fondamenta, ottenendo da parte dei  Clippers sei scelte al primo round, Danilo Gallinari e Shai-Gilgeous Alexander.

Come ormai è ben documentato, lo scambio di Paul George si è rivelato col tempo uno dei peggiori scambi della storia della lega, dando ad Oklahoma un doppio MVP, un MVP delle finali ed una delle guardie migliori della sua generazione; tuttavia molto spesso viene dimenticato da molti tutto ciò che ha ottenuto Sam PrestI: Tre Mann, Jalen Williams, Cason Wallace, Nikola Topic, Thomas Sorber e Aday Mara, sono stati tutti ottenuti grazie ai Clippers e Paul George.

Senza questo scambio l’identità attuale degli Oklahoma City Thunder non sarebbe mai esistita, probabilmente SGA senza giocare un anno insieme a Chris Paul ed avere l’infrastruttura di Oklahoma nel 2020 non avrebbe mai sviluppato il suo talento ai picchi odierni e i Clippers avrebbero costruito la corazzata che avrebbe dominato ad est.

Il mancato sviluppo di SGA avrebbe anche avuto effetto sugli MVP delle stagioni regolari: Nikola Jokic e Luka Doncic avrebbero vinto rispettivamente il loro quarto e primo titolo MVP, consolidando il serbo come uno dei più grandi talenti di sempre e riconoscendo finalmente lo sloveno come una della punte di diamante della lega.


Che fine avrebbe fatto quindi Paul George? Probabilmente sarebbe stato scambiato l’anno successivo, magari ad una pretendente che aveva l’intenzione di costruire un Big 3, magari poteva finire ai Brooklyn Nets. Non possiamo predire dove sarebbe finito PG-13 in questa realtà alternativa, tuttavia sarebbe interessante ipotizzare che squadra sarebbe diventata Oklahoma se avesse ottenuto da Brooklyn le scelte che i Nets diedero per James Harden. Ipoteticamente, Oklahoma avrebbe potuto ottenere tramite Paul George i seguenti giocatori: Day’ron Sharpe, Tari Eason, Cam Whitmore, Reed Sheppard, Egor Demin e Mikel Brown Jr. Sicuramente un bottino niente male, tuttavia di gran lunga inferiore ai giocatori ottenuti tramite lo scambio della nostra realtà.

All’interno di questa selezione è evidente l’assenza di una vera prima scelta, qualcuno che possa guidare la squadra e fare le veci del nostro Shai-Gilgeous Alexander. Come abbiamo discusso precedentemente, nel 2022 a causa della presenza di Scottie Barnes agli Orlando Magic, la squadra del Florida non avrebbe mai avuto la prima scelta, bensì una più bassa, probabilmente intorno alla decima; ciò significherebbe che la prima scelta nel 2022 sarebbe andata ad Oklahoma e Paolo Banchero sarebbe diventato un Thunder. 


Senza la versione dei Thunder che tutti noi ormai ben conosciamo, gli ultimi due anni sarebbero cambiati drasticamente, prendiamo ad esempio le finali di conference del 2025, in cui Minnesota è stata amaramente sconfitta dagli OKC: se non fossero mai esistiti in quella forma, i Denver Nuggerts avrebbero raggiunto le finali di conference ed avrebbe perso come ormai di consueto contro Minnesota, permettendo ad Anthony Edwards di raggiungere le finali e sfidare gli Indiana Pacers di Tyrese Haliburton.

Queste ipotetiche finali sarebbero terminate con una vittoria dei Pacers, la quale avrebbe suggellato una delle cavalcate al titolo più iconiche degli ultimi 30 anni; inoltre questa serie avrebbe probabilmente portato Haliburton a non spezzarsi il tendine d’Achille e quindi essere presente nella stagione 2025-26. La presenza in campo di Haliburton avrebbe portato i Pacers a giocare una stagione ben più dignitosa, che li avrebbe portati a scontrarsi nuovamente con i New York Knicks e sconfiggerli, trovandosi davanti nelle finali Victor Wembanyama e gli Spurs, chissà se in questo nuovo mondo Wemby avrebbe vinto il suo primo titolo, noi possiamo solo immaginare…

E i Timbervolves invece? Se nel 2025 avessero raggiunto le finali probabilmente avrebbero continuato a credere nella propria squadra e a riprovarci l’anno dopo, perdendo però al secondo round contro i San Antonio Spurs, proprio come nel nostro mondo. Tuttavia l’aver raggiunto l’obiettivo delle finali avrebbe portato la squadra e il general manager Tim Connelly a credere in Julius Randle e non scambiarlo per Lamelo Ball, il quale ironia della sorte, se diamo retta ai rumors di mercato, sarebbe finito proprio ai Toronto Raptors.

Ancora una volta Effetto Farfalla ha dimostrato la fragilità sulla quale si basa tutta l’NBA: La singola scelta di una persona su dove continuare la propria carriera avrebbe influenzato direttamente o non tutta la lega, creando mondi alternativi in cui dinastie non esistono, giocatori indossano casacche che a noi paiono assurde e la storia della lega è drasticamente differente.