Il folle Mercato NBA 2026: il più assurdo di sempre?

Il folle Mercato NBA 2026: il più assurdo di sempre?

Terremoto nel mercato NBA: scopri l’analisi dei colpi più folli dell’estate. Da Giannis a Miami fino a Jaylen Brown ai 76ers, leggi le nostre pagelle!

L’estate è il secondo periodo più caldo in assoluto quando si parla di basket; è il momento dei grandi botti del mercato NBA, quelli in grado di far infiammare i tifosi, e non soltanto per le temperature stagionali. E quella di quest’anno, ben lungi dal dirsi conclusa, sta portando con sé una sorpresa dopo l’altra, senza esclusione di colpi.

Se pensavate che gli scambi avvenuti nell’estate del 2010 o in quella del 2019 fossero per certi versi irripetibili, potreste trovarvi d’accordo nell’asserire che questa sessione di mercato NBA stia facendo il possibile per farvi quanto meno vacillare. Quello che cercheremo di fare nell’articolo odierno è mettere il focus sulle operazioni più importanti viste finora nel mercato NBA, cercando di dare un voto complessivo alle mosse e di valutare come e perché le squadre coinvolte siano migliorate o peggiorate. Siete pronti? Buttiamoci nella mischia allora.

Sono mesi, forse persino anni, che si parla di un Giannis Antetokounmpo fuori dal progetto Bucks. Da dopo l’anno del titolo, Milwaukee non è più riuscita a essere competitiva o a dare al greco una squadra vincente. A questo si aggiungono i sempre più pressanti problemi fisici che Giannis ha avuto, giocando spesso a spizzichi e bocconi, pur restando un top 5 della lega per impatto a 31 anni.

Alla fine della telenovela, i Milwaukee Bucks hanno spedito Giannis e Bobby Portis ai Miami Heat in cambio di Tyler Herro, Jaime Jaquez Jr., Kel’el Ware, Kasparas Jakučionis, la scelta numero 13 del Draft, due prime scelte future (2031 e 2033) e un pick swap nel 2030.

Risposta secca: no. La lega di oggi mostra come, per vincere, sia necessario avere un roster denso e profondo, e Miami difficilmente raggiungerà questa versatilità. Checché se ne dica, gli Heat sono una squadra avanti con l’età e la conformazione del roster non convince: al momento, l’unico tiratore puro dal perimetro è Fontecchio. In un quintetto che schiera Adebayo, Giannis e Wiggins, le spaziature sono praticamente inesistenti e l’area rischia di essere costantemente ingolfata. Inoltre, manca un vero portatore di palla principale e Giannis, a questo punto della carriera, non può essere né quel tipo di giocatore, né, dal punto di vista di chi scrive, l’ago della bilancia capace di vincere un anello da solo.

Il punto forte? Ce ne sarà qualcuno, no? Ovviamente la difesa. A livello di frontcourt sono i migliori, capaci di cambiare su chiunque e di dettare legge sotto le plance. Inoltre hanno in Erik Spoelstra probabilmente il miglior coach in circolazione. La curiosità di vedere Giannis finalmente allenato da un grande tecnico è certamente tanta, vista la deriva più egoistica e meno d’impatto che la carriera del greco aveva preso negli ultimi anni.

Ma la parte più intrigante della trade riguarda proprio i Bucks. Tyler Herro diventa finalmente il primo violino della squadra nella sua città natale, con l’occasione di ritrovare i fasti delle Finals 2020. Kel’el Ware, dal canto suo, è un diamante grezzo: senza minuti contingentati e con la libertà di sbagliare, potrebbe rivelarsi una sorpresa clamorosa. Insieme al solido prospetto Jakučionis, a Jaquez Jr. e a una valanga di scelte, Milwaukee ha premuto il tasto reset nel migliore dei modi in questo mercato NBA.

Se la trade di Giannis era nell’aria, quella che ha coinvolto i Boston Celtics e i Philadelphia 76ers lascia semplicemente sbigottiti. Boston ha spedito l’ex Finals MVP Jaylen Brown ai rivali storici in cambio di un trentaseienne Paul George, una prima scelta 2028, una prima 2031 non protetta e due seconde scelte.

Da un punto di vista complessivo, questa mossa è indecifrabile. Perché Brad Stevens ha deciso di cedere un top-10 nel pieno della sua maturità e sotto contratto Supermax, regalandolo alla concorrenza diretta per un Paul George a fine carriera che ha collezionato solo 78 presenze negli ultimi due anni?

Dall’altra parte, Philadelphia mette a segno una vera e propria rapina a mano armata. Affiancare Brown a Joel Embiid, Tyrese Maxey e VJ Edgecombe, senza essere costretti a cedere quest’ultimo, proietta i Sixers e i loro tifosi nella dimensione del “sogno o son desto?”. Per i supporter dei Celtics, invece, si tratta di un boccone difficilissimo da digerire.

Brown si è detto sconvolto dalla notizia, appresa dai media come tutti gli altri e confermata dal fatto che la sua chiave elettronica per entrare al campo di allenamento avesse già smesso di funzionare. Eppure, dal punto di vista tecnico, PG – pur a 36 anni – non è affatto male per la “Mazzulla Ball”, forse si rivelerà persino più adatto di Brown. Le gerarchie ora sono chiare: Tatum sarà il primo violino assoluto. E quando il contratto di George scadrà il prossimo anno, Boston potrà scegliere se rifirmarlo o esplorare le altre opzioni del mercato NBA. Ciò non toglie che, dal punto di vista della singola operazione, Boston poteva e doveva fare di meglio.

Il faraonico progetto dei LA Clippers legato al nuovo Intuit Dome è ufficialmente naufragato. La dirigenza ha deciso di chiudere l’era di Kawhi Leonard, rispedendolo ai Toronto Raptors in cambio di Brandon Ingram, Gradey Dick, due prime scelte e due seconde scelte.

Per i canadesi si tratta di una scommessa nostalgica e rischiosa, ma se Leonard dovesse ritrovare motivazione e integrità fisica là dove ha lasciato una statua metaforica dopo il titolo del 2019, l’Est rischierà di diventare un bagno di sangue, con un roster, quello dei Raptors, che con The Claw, Barnes, Murray Boyles, Rj Barrett, si presenta ai blocchi di partenza come piuttosto interessante. I Clippers, dal canto loro, scelgono di ringiovanire il nucleo attorno a Garland e Ingram, scommettendo sulle polveri bagnate ma futuribili di Gradey Dick.

Spostandoci sulla costa Ovest, l’asse sismico del talento si è spostato drasticamente con due movimenti che faranno saltare sulla sedia gli appassionati delle dinamiche di mercato NBA.

  1. LaMelo Ball sposa i Minnesota Timberwolves Charlotte ha ceduto LaMelo Ball e Josh Green ai T-Wolves per Naz Reid, una prima scelta 2033 non protetta, tre pick swap e tre seconde scelte. Vedere Anthony Edwards e LaMelo nello stesso backcourt eleva Minnesota al livello 11 nella scala dello spettacolo. Certo, perdere il Sesto Uomo dell’Anno Naz Reid toglie tantissima fisicità, ma davanti a un potenziale generazionale simile, la dirigenza ha fatto bene a tentare l’all-in. I T-Wolves hanno dato ad Ant-Man quello di cui aveva bisogno: un giocatore che potesse farlo giocare da guardia tiratrice. Dall’altro lato, Charlotte getta la spugna sul progetto LaMelo, cedendo a Phoenix anche Miles Bridges. Ripartono da Knecht e Brandon Miller, oltre che sulle interessantissime prese di Stenbach e Anderson.
  2. Ja Morant sbarca a Portland I Memphis Grizzlies hanno deciso di voltare pagina, scaricando i problemi extra-campo di Ja Morant ai Portland Trail Blazers in cambio di Jerami Grant e Kris Murray. Memphis sceglie la stabilità attorno al neo arrivato Boozer. I Blazers, dal canto loro, trovano invitante l’idea di prendere un talento smisurato ma incostante. Poche chiacchiere: Ja non è più quello di prima. Un giocatore di questo tipo, alla Derrick Rose per intenderci, che non evolve il proprio gioco e perde esplosività, rischia un declino rapidissimo. Allo stesso tempo, puntare su di lui rappresenta per Portland una scommessa a costo quasi zero.

Mentre le trade di cui sopra scuotevano le fondamenta della lega, la decisione di LeBron James di testare il mercato NBA lasciando i Los Angeles Lakers dopo 8 stagioni sta tenendo in ostaggio tutte le altre squadre. Le indiscrezioni parlano di un assalto clamoroso dei 76ers post-Jaylen Brown, ma attenzione anche alle opzioni Cleveland e Golden State.

Nel frattempo, il GM dei Lakers Rob Pelinka non è rimasto a guardare:

  • Walker Kessler è arrivato via Sign-and-Trade dai Jazz per blindare il ferro.
  • Rinforzi sul perimetro: firmati Collin Sexton e Quentin Grimes, sacrificando Deandre Ayton e salutando anche Rui Hachimura.

I Lakers stanno costruendo un roster decisamente più giovane e fisico, anche se, dal mio punto di vista, non sembra adatto né a giocare con Doncic e Reaves, né a competere in un selvaggio Ovest. Certo è che se LeBron dovesse accasarsi a Est, l’equilibrio della lega subirebbe un ulteriore scossone.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia Commons

Autore: Hameltion